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Mondiali a 48 squadre, il primo bilancio: pochi scontri impari, ma troppi “biscotti” — l’allargamento di Infantino divide

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Roma/Cuneo, 29 giugno 2026 | Redazione PuntoCuneo: Con la fase a gironi ormai archiviata e i sedicesimi di finale già iniziati, è arrivato il momento di tracciare il primo vero bilancio del Mondiale più grande della storia. Dopo 72 delle 104 partite complessive in programma, gli elementi per giudicare il nuovo formato a 48 squadre ci sono tutti: e si può già dire che, sebbene restino critiche e criticità, alcune cose hanno funzionato meglio di quanto i più scettici si aspettassero. Il verdetto degli osservatori è però tutt’altro che unanime. Da una parte chi sottolinea come gli scontri totalmente impari, il vero terrore della vigilia, siano stati meno numerosi del previsto. Dall’altra chi punta il dito contro un effetto collaterale emerso con chiarezza nelle ultime giornate dei gironi: i cosiddetti “biscotti”, risultati combinati o calcolati che hanno tolto pathos a diverse sfide decisive.

Dal 1982 a oggi: la storia di un torneo che continua a crescere

L’allargamento da 32 a 48 squadre non è una novità isolata, ma l’ultimo capitolo di un’espansione che dura da decenni: nel 1982 i Mondiali passarono da 16 a 24 squadre, nel 1998 da 24 a 32. In appena 16 anni le squadre erano raddoppiate, di pari passo con la crescita delle federazioni calcistiche di tutti i continenti. Il numero la dice lunga: alle qualificazioni del 1982 partecipavano 109 nazionali, a quelle per questa edizione del 2026 erano 206 — quasi il doppio. Ma dietro la retorica dell’inclusione c’è, come sempre, anche una questione di soldi: più squadre significano più partite, più sponsor, più diritti televisivi venduti in più angoli del pianeta.

Il problema del formato: 70% delle partite per eliminare un terzo delle squadre

Il nodo più discusso riguarda la struttura stessa della fase a gironi. Le 48 squadre sono state divise in 12 gironi da 4 squadre ciascuno, in cui ogni nazionale ha giocato una sola volta contro le altre tre. Al turno successivo, i sedicesimi di finale, sono passate le prime due di ogni girone più le otto migliori terze classificate. Le partite della fase a gironi sono servite, in sostanza, a eliminare solamente 16 squadre su 48, lasciando in corsa lo stesso numero di formazioni che partecipava all’intero torneo nel formato precedente. Quasi il 70% delle partite è servito a eliminare appena un terzo delle squadre in gara. Un meccanismo che ha inevitabilmente sollevato dubbi sulla reale necessità di così tante gare nella fase iniziale.

“Biscotti” e calcoli: il vero tallone d’Achille del nuovo format

La scelta di prevedere otto squadre ripescate tra le migliori terze classificate è già di per sé opinabile, ma il problema più grave è un altro: la classifica delle terze finisce per favorire chi gioca le proprie partite più avanti nel calendario, dando vita a situazioni di “biscotto” — risultati che convengono a entrambe le squadre in campo — e a paradossi sportivi non da poco, con nazionali costrette ad allenarsi senza sapere se il loro torneo sia già finito o no. Il caso più citato dagli osservatori riguarda il pareggio per 3-3 tra Algeria e Austria, con un gesto di Aouar verso gli avversari che ha alimentato i sospetti di un risultato concordato prima del fischio finale. Discutibile, secondo molti tecnici, anche il sistema degli accoppiamenti dei sedicesimi, deciso a monte: alcune prime classificate affrontano le terze, altre le seconde, generando match dal pronostico già scritto e altri decisamente meno attraenti sulla carta.

Europa solida, Asia delusa: il bilancio continente per continente

Sul piano sportivo, l’Europa ha confermato il proprio livello: delle 16 squadre UEFA presenti, 13 hanno superato il turno, con solo Turchia, Repubblica Ceca e Scozia eliminate alla fase a gironi. Ancora più impressionante il rendimento del Sud America, capace di un quasi en plein con cinque squadre su sei ancora in corsa per il titolo, fermato solo da un Uruguay fuori forma. Il Nord America ha invece visto dimezzarsi la propria rappresentanza, con l’uscita di Haiti, Curaçao e Panama, mentre i tre paesi organizzatori — Stati Uniti, Canada e Messico — sono tutti passati il turno. Sul fronte dell’allargamento geografico, le squadre africane sono passate da 5 a 10 e quelle asiatiche da 5 a 9 rispetto all’edizione precedente, riducendo il peso percentuale europeo nonostante le 16 squadre UEFA restino comunque le più rappresentate in assoluto.

Poco spettacolo a mezzogiorno: il prezzo del mercato televisivo globale

Diversi osservatori hanno sottolineato come la qualità media di alcune sfide sia apparsa modesta, complice anche un livello di squadre meno esperte che ha inevitabilmente abbassato la cifra tecnica complessiva del torneo. Le pause idratazione concesse agli allenatori durante le partite più calde sono state smascherate dagli appassionati come uno strumento per spezzare la gara in quattro segmenti, più che una reale necessità medica per i giocatori. Disputare le partite in orari tradizionalmente dedicati al pranzo, scelta dettata dalle esigenze del mercato televisivo globale che vuole coprire ogni fascia oraria del pianeta, non ha certo aiutato il rendimento atletico in campo, con il caldo che ha spento le gambe dei calciatori prima del previsto.

Verso i 64? Il dilemma di Infantino e il futuro del torneo

Il paradosso più curioso emerso da questo primo bilancio è che, vista la difficoltà di proseguire fino a 64 squadre e l’impossibilità di tornare indietro a 32 — opzione che nessuno sta seriamente considerando — il Mondiale a 48 sembra soprattutto un modo per allungare il brodo, esattamente ciò che la FIFA voleva fin dall’inizio. Al momento non si sa quante squadre parteciperanno all’edizione 2030, ma da mesi circola l’ipotesi di un ulteriore allargamento a 64 nazionali, con lo stesso presidente Gianni Infantino che ne avrebbe parlato scherzando, citando proprio l’Italia tra le possibili candidate aggiuntive. Trovare altre 16 nazionali all’altezza, però, non sarà semplice: il Sudamerica porta già 7 squadre su 10 totali alla fase finale, tanto vale eliminare il girone di qualificazione; Asia, Concacaf e Centroamerica sembrano aver già raschiato il fondo del proprio bacino di squadre competitive; in Oceania, oltre alla Nuova Zelanda, restano solo i dilettanti di Tahiti o Nuova Caledonia.

Una soluzione possibile: i gironi da tre squadre

Tra le proposte alternative discusse dagli esperti tecnici c’è il passaggio a 16 gironi da tre squadre ciascuno, oppure l’introduzione di un ranking anche per le squadre prime classificate — non solo per le terze — in modo da accoppiare la miglior prima con la peggior terza, incentivando così anche le nazionali già qualificate a dare il massimo nell’ultima partita del proprio girone. Va inoltre ricordato che il nuovo formato allunga il cammino verso il titolo: chi vince il Mondiale 2026 dovrà giocare 8 partite invece delle 7 previste dal formato a 32 squadre — un dettaglio che pesa parecchio sulla gestione fisica delle rose nel cuore dell’estate. La fase a eliminazione diretta, ora avviata con i sedicesimi inediti, dirà se questi difetti strutturali peseranno anche sull’esito finale del torneo o se, come spera la FIFA, il grande pubblico li ricorderà presto come un dettaglio minore rispetto allo spettacolo regalato dalle nazionali sopravvissute alla fase a gironi.

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Fonti: Il Fatto Quotidiano, Il Post, RSI, SetteCalcio, Fanpage | Pubblicato: 29 giugno 2026 | Redazione PuntoCuneo

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