Riforma elettorale, la maggioranza apre il tavolo alle opposizioni — ma Schlein e Conte dicono no. E Zaia entra in campo
Roma, 13 maggio 2026 | Redazione PuntoCuneo: La riforma della legge elettorale torna al centro del dibattito politico italiano con una svolta che rischia di cambiare le carte in tavola. Dopo il vertice di Palazzo Chigi dell’11 maggio tra Giorgia Meloni e i leader del centrodestra, la maggioranza ha formalmente proposto alle opposizioni di sedersi a un tavolo di confronto. La risposta, per ora, è stata un no netto. E nel mezzo di questo braccio di ferro istituzionale, Luca Zaia si inserisce con una voce che nessuno nella coalizione può ignorare.
Cosa prevede lo Stabilicum: il testo che divide l’Italia
Al centro della riforma c’è un sistema proporzionale puro con un maxi premio di maggioranza: chi supera il 40% dei voti ottiene 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, garantendo governabilità a chiunque vinca le elezioni. Il testo prevede anche liste bloccate, pluricandidature e l’indicazione preventiva del candidato premier al momento della presentazione delle liste. La proposta, depositata alla Camera come A.C. 2822, è in esame dalla I Commissione Affari costituzionali dal 31 marzo. Come già accaduto con la riforma fiscale del 2025, le regole del gioco rischiano di cambiare per milioni di cittadini senza che ci sia un vero consenso trasversale.
Il vertice di Palazzo Chigi: Meloni vuole chiudere entro l’estate
Al vertice dell’11 maggio hanno partecipato la premier Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, e gli sherpa elettorali dei partiti: Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per FdI, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni per FI, il ministro Roberto Calderoli per la Lega. Meloni vuole incassare la riforma entro l’estate, ma il sospetto che qualcuno nel centrodestra voglia far slittare l’iter è tangibile, alimentato da voci di ostilità da parte di Marina Berlusconi e Gianni Letta. L’obiettivo dichiarato rimane uno solo: dotare l’Italia di una legge che garantisca stabilità e governabilità a chiunque vinca, senza consentire governi nati nei palazzi senza il mandato degli elettori.
La mossa verso le opposizioni: tavolo aperto, ma solo sull’impianto
Al termine del vertice, i capigruppo del centrodestra a Montecitorio hanno contattato i colleghi dell’opposizione per avviare il confronto. La maggioranza si dice pronta a discutere, ma non sull’impianto di fondo: il proporzionale con premio di maggioranza non è negoziabile. Il vicepremier Tajani ha dichiarato: “L’opposizione dica cosa vuole, altrimenti il no diventa pretestuoso”. Maurizio Lupi ha precisato: si può parlare di tutto, ma non dell’impianto. Una proposta che suona, per le minoranze, come un dialogo a senso unico.
Le opposizioni: “Ritirino il testo, poi parliamo”
La leader del PD Elly Schlein è stata netta: “Non esiste che presentino un testo scritto tutto da loro e poi provino a trovare aggiustamenti con le opposizioni. Facciano tabula rasa del testo sulla legge elettorale e del premierato, e allora ha senso avviare un confronto.” Il capogruppo di AVS Filiberto Zaratti ha aggiunto: “Cerca il consenso dell’opposizione perché non lo ha in maggioranza. Faccia chiarezza in casa sua e proponga subito le modifiche necessarie per rendere il testo costituzionale.” Per Riccardo Magi di +Europa il testo è semplicemente “invotabile”. Il muro, al momento, regge.
I 126 costituzionalisti: “Forte preoccupazione”
Nel giorno stesso del vertice di Palazzo Chigi, 126 costituzionalisti — tra cui Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria, Enrico Grosso e Andrea Pugiotto — hanno firmato un appello esprimendo “forte preoccupazione” per le “rilevanti criticità costituzionali” del testo. Gli esperti hanno puntato il dito contro le liste bloccate, la “rigidità di un premio abnorme” che rischia di incrementare l’astensionismo invece di combatterlo, e l’indicazione preventiva del candidato premier che “contrasta con i principi che reggono la nomina del governo nel nostro ordinamento”. Angelo Rossi di FdI, relatore della riforma, ha difeso la scelta: il premio “non è né irragionevole né sproporzionato”. Un dialogo tra sordi che si riflette nell’aula parlamentare.
Zaia entra in campo: voce scomoda per la Lega
Nel centrodestra, il nome di Luca Zaia circola con insistenza come figura chiave nel confronto interno sulla suddivisione del listino del premio di maggioranza tra i partiti della coalizione. Il governatore del Veneto, figura di peso nella Lega e nel nord-est produttivo, non ha ancora scoperto le carte in modo esplicito. Ma la sua posizione sul tema della governabilità regionale e sulla rappresentanza territoriale pesa nei ragionamenti dei tecnici dei partiti. Anche nelle realtà locali come Cuneo, le riforme istituzionali hanno un impatto diretto sulla pianificazione e sulla governance del territorio — un argomento che Zaia conosce bene.
Il nodo tecnico: cosa potrebbe cambiare nel testo
I punti su cui la maggioranza valuta correzioni sono essenzialmente tre. Primo: abbassare la soglia del premio per evitare che la coalizione vincente superi il 55-60% dei seggi. Secondo: intervenire sulle pluricandidature e sulle liste bloccate introducendo collegi uninominali proporzionali. Terzo: riformulare o cancellare l’obbligo di indicare il candidato premier nei programmi depositati. Si dà anche per scontato un ritocco sul meccanismo del ballottaggio e possibili correzioni per evitare maggioranze diverse tra Camera e Senato. Tutti punti tecnici che, nella pratica politica, diventano materia di trattativa con le minoranze. Come alla Biennale di Venezia 2026, dove l’identità è al centro del dibattito culturale, anche in politica il tema dell’identità dei sistemi democratici torna prepotentemente sul tavolo.
Il calendario: luglio come orizzonte, ma con molti se
L’obiettivo di Meloni è ottenere il via libera in prima lettura a Montecitorio entro la chiusura dei lavori parlamentari estivi. La finestra operativa è luglio. Ma le audizioni degli esperti in commissione devono prima concludersi — il presidente Nazario Pagano spera di chiudere entro fine maggio — dopodiché si aprirà la fase degli emendamenti. Se il dialogo con le opposizioni non si sblocca, la maggioranza dovrà decidere se procedere da sola. Una scelta che potrebbe avere un costo politico alto, soprattutto con i costituzionalisti apertamente critici e un’opinione pubblica che osserva con diffidenza.
Cosa succede adesso
La settimana decisiva è quella che inizia oggi. Il nuovo round di trattative interne alla maggioranza era atteso tra l’11 e il 12 maggio a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di presentare un pacchetto di ritocchi già ordinato che riduca lo spazio per un conflitto procedurale lungo. Se il centrodestra si presenterà compatto, l’opposizione avrà meno leve per rallentare l’iter. Se arriverà diviso, i tempi si allungheranno inevitabilmente verso l’autunno. In un Paese che nel 2025 ha iniziato a vedere i segnali di una ripresa economica, la stabilità istituzionale non è un argomento astratto: è la condizione necessaria perché quella ripresa continui.
Fonti: ANSA, Sky TG24, Il Fatto Quotidiano, Sbircia la Notizia | Pubblicato: 13 maggio 2026 | Redazione PuntoCuneo
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