Cronaca

Meloni-Trump, crepa nell’asse atlantico: basi USA in Italia a rischio dopo lo strappo sull’Iran

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Roma, 13 maggio 2026 | PuntoCuneo Redazione Politica: Il rapporto tra Roma e Washington scricchiola. Dopo settimane di tensioni sotterranee, la crisi diplomatica tra Giorgia Meloni e Donald Trump è esplosa pubblicamente con una dichiarazione che ha scosso i palazzi del potere italiani: il presidente americano ha confermato di star valutando il ritiro parziale delle truppe USA dalle basi italiane, in risposta alla posizione di Roma sulla guerra contro l’Iran. Una mossa che, se confermata, ridisegnerebbe l’architettura della sicurezza mediterranea costruita in settant’anni di alleanza atlantica.

La crisi si inserisce in un contesto geopolitico già fragilissimo, mentre lo aumento degli sbarchi di migranti in Italia ad aprile 2026 mette ulteriore pressione sul governo Meloni su più fronti contemporaneamente.


La scintilla: Trump accusa l’Italia di assenza sull’Iran

Tutto nasce dall’offensiva militare USA-Israele contro l’Iran, che da settimane sta destabilizzando i mercati globali e bloccando lo Stretto di Hormuz. Trump ha accusato Roma di non aver fornito il sostegno necessario nella guerra contro l’Iran, arrivando a ventilare un parziale ritiro dei militari statunitensi di stanza nelle basi italiane.

In una telefonata esclusiva con il Corriere della Sera, Trump ha ribadito: “L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei. E io ci sono sempre stato per l’Italia, e così il mio Paese.” Parole che hanno colpito come un pugno nello stomaco la premier italiana, da sempre considerata la leader europea più vicina all’inquilino della Casa Bianca.


La risposta di Meloni: “Accuse non corrette”

Da Yerevan, a margine del vertice armeno, Meloni ha respinto le accuse di Trump e ha chiarito che un eventuale ritiro delle truppe USA dal territorio nazionale sarebbe una scelta americana che lei non condividerebbe.

“L’Italia ha sempre mantenuto tutti gli impegni che ha sottoscritto, particolarmente in ambito NATO, lo abbiamo fatto anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti: in Afghanistan, in Iraq. Alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette.” — Giorgia Meloni, Yerevan, 5 maggio 2026

Sul possibile ridimensionamento della presenza militare statunitense, Meloni ha mantenuto una linea prudente ma netta: “Non so dire che cosa accadrà. Chiaramente è una scelta che non dipende da me e che personalmente non condividerei.”


Il tavolo con Rubio: un’ora e mezza per ricucire lo strappo

A Palazzo Chigi, in oltre un’ora e mezza di colloquio con il Segretario di Stato USA Marco Rubio, la presidente del Consiglio Meloni ha tentato di riannodare i fili dello storico rapporto transatlantico messo in crisi dalle ultime tensioni con Trump.

Il vertice ha toccato tre grandi dossier: la presenza militare americana in Italia, la crisi dello Stretto di Hormuz e la posizione italiana sulla missione NATO. La sequenza si intreccia anche con la tappa di Meloni a Baku, dove Roma ha messo al centro energia, TAP e stabilità del Caucaso — un segnale chiaro che l’Italia punta a ridurre la sua vulnerabilità energetica proprio mentre cresce la pressione americana sulla sicurezza europea.

Per un quadro più ampio sulla riforma politica in atto, si veda anche la riforma elettorale 2026 e il tavolo Meloni-opposizioni, che dimostra come il governo navighi contemporaneamente su fronti interni ed esteri di enorme complessità.


Le basi USA in Italia: cosa c’è in gioco

L’Italia ospita alcune delle installazioni militari americane più strategiche d’Europa. Aviano (Pordenone), Sigonella (Catania), Vicenza, Napoli e Camp Darby (Pisa) rappresentano non solo avamposti difensivi, ma snodi logistici fondamentali per le operazioni USA nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

Le basi americane sono un punto certo per gli Stati Uniti, non tanto per la difesa dell’Italia, quanto per il loro uso quale avamposto nel Mediterraneo per i mezzi militari navali e aerei a stelle e strisce. Un loro ridimensionamento dunque colpirebbe Washington almeno quanto Roma — e questo è l’asso diplomatico che Meloni tiene in mano.

Alla verifica del 5 maggio 2026, nessun ordine operativo riguarda le basi italiane: il solo atto formalizzato nel dossier resta il taglio di circa 5.000 militari dalla Germania. Ma la minaccia politica rimane sul tavolo.


L’opposizione all’attacco: “Meloni ha fallito”

PD, M5S e AVS hanno colto l’occasione per attaccare la presidente del Consiglio. Elly Schlein ha definito la situazione “il fallimento più clamoroso della politica estera del governo: Meloni ha scommesso tutto su Trump e ora si ritrova isolata.” Giuseppe Conte ha chiesto un’informativa urgente al Parlamento sullo stato delle relazioni italo-americane e sulla sicurezza delle basi NATO presenti sul territorio.

Dal centrodestra invece arrivano segnali di compattezza: Tajani ha ribadito che “l’Italia è e resterà atlantista”, mentre la Lega di Salvini ha sorprendentemente abbassato i toni, evitando di alimentare la polemica anti-americana.


Scenario futuro: cosa succede ora

Gli analisti geopolitici indicano tre possibili sviluppi nelle prossime settimane. Il primo è una de-escalation diplomatica silenziosa, con Trump che abbandona la minaccia sulle basi in cambio di maggiore flessibilità italiana sui dossier iraniani. Il secondo è un deterioramento ulteriore, con Roma che si avvicina a Berlino e Parigi in ottica di difesa europea autonoma. Il terzo — il meno probabile ma il più dirompente — è una formalizzazione del ritiro parziale, con conseguenze imprevedibili sull’architettura NATO nel Mediterraneo.

Nel frattempo, come dimostra anche il dibattito sull’intelligenza artificiale nelle scuole italiane 2026, l’Italia si trova a dover gestire simultaneamente sfide geopolitiche di enorme portata e trasformazioni interne epocali — una prova di maturità istituzionale senza precedenti per il governo Meloni.


Fonti: ANSA, Corriere della Sera, Reuters, Adnkronos, Sky TG24, Euronews | Data di pubblicazione: 13 maggio 2026 | PuntoCuneo Redazione Politica

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