Cultura

Cannes 2026, giorno 8: Almodóvar in concorso con “Amarga Navidad” — il film più personale del maestro spagnolo sfida la Palma d’Oro

Pubblicità

Cannes/Cuneo, 20 maggio 2026 | Redazione PuntoCuneo: Ci sono giorni al Festival di Cannes in cui il cinema smette di essere spettacolo e diventa qualcos’altro: confessione, resa dei conti, specchio. Oggi, all’ottava giornata della 79ª edizione della Croisette, quel momento arriva con il nome di Pedro Almodóvar. Il regista spagnolo presenta in concorso per la Palma d’Oro “Amarga Navidad” — in italiano “Natale Amaro” — un film che ha già definito “il più crudele che abbia mai fatto con me stesso”, realizzato in Spagna nel 2026 della durata di 112 minuti. Almodóvar porta a Cannes un’opera costruita sul confine dell’autofinzione, dove il racconto personale diventa forma e la forma si trasforma inevitabilmente in confessione. Un’opera in cui “essere presenti” significa anche esporsi, rischiare, lasciare entrare il reale nella costruzione del racconto. La stessa Croisette che oggi accoglie Almodóvar ospita anche il grande ritorno di Andreï Zvjagincev con “Minotaur” — due autori lontanissimi per stile e provenienza, accomunati dalla capacità di trasformare il cinema in riflessione intima e universale.

La trama: Elsa, Raúl e il confine tra vita e finzione

Dopo la morte della madre, Elsa — una regista pubblicitaria interpretata da Bárbara Lennie — si immerge nel lavoro per sopravvivere al dolore. Quando la costringe a fermarsi, decide di partire per Lanzarote durante il lungo weekend del 2004 in compagnia dell’amica Patricia, mentre il suo compagno rimane a Madrid. Per riprendere a scrivere, Elsa vampirizza le miserie personali dei suoi amici più cari, trasformandole in racconto. Il film intreccia questo piano narrativo con quello di Raúl, uno sceneggiatore che sta scrivendo esattamente quella storia — creando un gioco di specchi che mette in crisi il confine tra vita e invenzione. È qui che “Amarga Navidad” trova la sua natura più evidente: un’opera che riflette sul cinema mentre lo attraversa, che interroga cosa significhi raccontare — e trasformare — l’esperienza in narrazione. Il film si chiede fino a che punto un autore possa spingersi nel racconto e se le vite degli altri siano territorio proibito oppure materia da cui attingere liberamente, anche quando tocca dolori altrui. Come la Biennale di Venezia 2026 ha dimostrato, i grandi festival internazionali premiamo sempre più opere che interrogano il confine tra finzione e realtà — e “Amarga Navidad” si inserisce perfettamente in questa tendenza.

Il cast: fedeltà e rinnovamento, come sempre in Almodóvar

Il cast è un equilibrio tipicamente almodóvariano tra volti storici e nuove presenze. Accanto alla protagonista Bárbara Lennie, tornano Leonardo Sbaraglia e Aitana Sánchez-Gijón, volti cari al regista sin dai film degli anni Novanta. Una nuova generazione è rappresentata da Milena Smit, Victoria Luengo, Quim Gutiérrez e Patrick Criado. La fedele Rossy de Palma, musa storica del regista, completa un ensemble corale che riflette la varietà emotiva del racconto. Girato tra Madrid e Lanzarote, il film mantiene quella tensione visiva tipica del cinema almodovariano ma sembra spingersi verso una dimensione più spoglia e diretta. Una scelta estetica che i critici spagnoli hanno già notato: alcuni l’hanno letta come maturità, altri come rischio calcolato.

Le prime recensioni: da capolavoro a opera divisiva

La critica spagnola si è già espressa dopo l’uscita nelle sale iberiche del 20 marzo. Luis Martínez di El Mundo ha assegnato 5 stelle dichiarandolo un capolavoro, “sinonimo di rischio e libertà”. Laura Pérez di Fotogramas ha dato 4 su 5 sottolineando “la brutalità onesta del suo regista”. Andrea G. Bermejo di Cinemanía ha scritto di “un autoritratto di onestà brutale” assegnando 4 stelle e mezzo. Di segno opposto il giudizio di Carlos Boyero di El País, che ha definito il film “un’altra dimostrazione di design in cui la tempesta emotiva appare costruita a tavolino”. Alfonso Rivera di Cineuropa ha lamentato che un Almodóvar “ripiegato su se stesso sembra aver perso la capacità di creare opere interessanti, fresche ed emozionanti”. Un film che divide — e che quindi, alla Croisette, è già nel posto giusto. Come “Il Diavolo Veste Prada 2” ha dimostrato sui social italiani, certi titoli cinematografici riescono a creare un dibattito culturale che va ben oltre la sala — e “Amarga Navidad” sembra avere lo stesso potenziale.

Il ritorno di Zvjagincev: “Minotaur” dopo nove anni di silenzio

La giornata di oggi non è solo di Almodóvar. La Croisette accoglie anche il grande ritorno di Andreï Zvjagincev, il regista russo considerato tra i più importanti autori del cinema contemporaneo, con “Minotaur” — il suo primo film a nove anni da “Loveless” del 2017. Un’assenza lunga e dolorosa, durante la quale Zvjagincev è quasi morto a causa del Covid che lo ha costretto a passare molti mesi in una clinica in Germania, dovendo reimparare a muovere gli arti. Con il suo sguardo rigoroso e profondamente politico, Zvjagincev porta a Cannes un’opera cupa e contemporanea che promette di essere tra le più discusse dell’edizione 2026. Due autori, Almodóvar e Zvjagincev, che non avrebbero potuto essere più diversi per stile e sensibilità — eppure entrambi qui, sulla stessa Croisette, a ricordare che il cinema quando vuole ancora riesce a fare paura. In un’Italia che dibatte di riforme istituzionali e identità democratica, il ritorno di Zvjagincev con una storia di dissidenza politica russa non è privo di risonanza.

Andy Garcia fuori concorso: il neo-noir “Diamond”

Fuori concorso c’è anche Andy Garcia, che torna dietro la macchina da presa dopo oltre vent’anni con “Diamond”, un neo-noir ambientato a Los Angeles. Protagonista è Joe Diamond, uomo enigmatico tormentato da un passato traumatico. Nel cast figurano Dustin Hoffman, Bill Murray, Brendan Fraser, Danny Huston e Vicky Krieps — un ensemble che da solo giustifica l’attenzione della stampa internazionale. Una serata che vede la Croisette passare dall’autofinzione spagnola alla dissidenza russa fino al noir americano degli anni d’oro — tre linguaggi diversi, un unico palcoscenico. Mentre l’Italia è ancora scossa dalla tragedia delle Maldive, la Croisette offre questa sera uno spazio di elaborazione collettiva che solo il grande cinema sa costruire.

La corsa alla Palma d’Oro: chi è in testa

La giuria presieduta da Juliette Binoche dovrà scegliere tra un concorso che quest’anno privilegia sguardi autoriali forti e profondamente radicati nel presente. “Amarga Navidad” compete per la Palma d’Oro e per la Queer Palm. La giuria giudicante è composta da nomi di primo piano del cinema mondiale. Il film è una produzione spagnola del 2026, di 112 minuti, distribuito da Warner Bros. Pictures in Spagna e in Messico, da Sony Pictures Classics in Nord America e da Curzon per il mercato UK e Irlanda. La cerimonia di chiusura è prevista per il 24 maggio. Da oggi a sabato, ogni film in concorso può cambiare il verdetto finale. E “Amarga Navidad” — con la sua onestà brutale, il suo gioco di specchi, la sua volontà di mettersi a nudo — ha già dimostrato di poter dividere. Alla Palma d’Oro di solito questo non dispiace. Come il Mirabilia Festival di Cuneo dimostra ogni anno, quando arte e territorio si incontrano il risultato va sempre oltre le aspettative — e Cannes 2026, con questa ottava giornata, ne è la prova più alta.

Fonte Ufficiale: Festival de Cannes — Scheda ufficiale | Pubblicato: 20 maggio 2026 | Redazione PuntoCuneo

Condividi questo articolo

Potrebbe interessarti