Cronaca

La grotta della morte alle Maldive: tre sub-speleologi finlandesi si immergeranno oggi per recuperare i corpi dei quattro italiani — un soccorritore maldiviano ha già perso la vita

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Maldive/Roma, 18 maggio 2026 | Redazione PuntoCuneo: Questa mattina riprende la corsa contro il tempo nelle grotte sottomarine dell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Il team di tre sub-speleologi finlandesi di Dan Europe è arrivato ieri alle Maldive e oggi si immergerà per la prima volta nelle grotte di Alimathà alla ricerca dei quattro subacquei italiani ancora dispersi. I tre sommozzatori stanno completando i briefing operativi, la pianificazione finale della missione e il coordinamento con la Guardia Costiera maldiviana prima di scendere in acqua. Dietro di loro c’è il peso specifico di una tragedia che ha già ucciso cinque italiani e un militare maldiviano. Davanti a loro c’è una grotta a 60 metri di profondità che non ha ancora restituito quattro corpi.

Chi sono: i tre finlandesi che si calano dove altri non possono

I profili dei tre sub-speleologi parlano da soli. Paakkarinen ha scoperto numerosi relitti storici della Seconda guerra mondiale nel Mar Baltico e mappato sistemi di grotte complesse — sarà lui a guidare il gruppo. Westerlund è specializzata in mappatura e riprese subacquee e collabora da tempo con gli altri due del team. Grönqvist è vigile del fuoco, sommozzatore di soccorso e subacqueo tecnico, con un bagaglio di immersioni in miniera e in grotta. I loro profili social non mostrano i colori vivaci delle immersioni tropicali familiari ai sub amatoriali: ci sono attrezzature avanzate e pesanti, e tutto il buio degli abissi illuminato solo dalle loro torce. Non sono turisti del mare. Sono ingegneri dell’oscurità subacquea. La loro credenziale più preziosa è quella del 2018: fecero parte del team internazionale che salvò i dodici ragazzi della squadra di calcio intrappolati nella grotta di Tham Luang, in Thailandia — una delle operazioni di soccorso più complesse e seguite della storia moderna.

La tragedia: cinque italiani entrati in una grotta, uno solo è stato recuperato

La missione si è fermata sabato 16 maggio in seguito alla morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhy, uno dei sommozzatori più esperti delle forze armate maldiviane, deceduto per malattia da decompressione durante le operazioni di ricerca. Finora è stato possibile recuperare solo il corpo dell’istruttore capobarca, il padovano Gianluca Benedetti, trovato all’ingresso della grotta con le bombole completamente scariche. Gli altri quattro corpi si ipotizza si trovino nel terzo ambiente della grotta di Alimathà, a 60 metri di profondità. La tragedia è avvenuta durante una crociera scientifica subacquea organizzata da Albatros Top Boat, tour operator con sede a Verbania, sulla barca Duke of York. A bordo si trovavano altri 20 italiani, che sono rimasti illesi e sono rientrati ieri sera all’aeroporto di Malpensa sotto choc. Come nel caso Hantavirus sulla nave MV Hondius, anche questa tragedia solleva domande profonde sulla sicurezza nelle spedizioni in ambienti estremi e sulla capacità dei sistemi di soccorso di rispondere in tempo.

Cosa dice la scienza: i corpi potrebbero essere ancora integri

Il biologo marino Roberto Danovaro, professore ordinario all’Università Politecnica delle Marche, ha fornito all’ANSA una valutazione tecnica sulle condizioni dei corpi. “Le grotte sottomarine non sono ambienti di caccia — un corpo che si possa trovare al loro interno non è un target per le specie che popolano questi ambienti”, spiega. I quattro sub si trovano probabilmente nel terzo ambiente della grotta, a 60 metri di profondità, e la fauna adattata a quelle condizioni estreme non include predatori in grado di compromettere i corpi in modo significativo. Un fattore di rischio esiste però: “In una zona equatoriale come le Maldive, le temperature dell’oceano sono elevate e anche a 60 metri di profondità potrebbero accelerare i processi di decomposizione dopo cinque giorni”, precisa Danovaro. La finestra temporale è dunque cruciale.

Il rischio estremo: la narcosi da azoto a 60 metri

La dottoressa Chiara Ferri, direttrice medica di Dan Europe, ha spiegato a LaPresse la dinamica tecnica che potrebbe aver causato la tragedia. “Scendere a quelle profondità respirando aria può causare la cosiddetta narcosi da azoto, che riduce lucidità, destrezza e capacità cognitive necessarie per gestire correttamente l’immersione”, ha dichiarato. La narcosi da azoto è nota tra i subacquei come “ebbrezza delle profondità”: al di sotto dei 30 metri i suoi effetti iniziano a farsi sentire, e a 60 metri possono essere devastanti per chi non è addestrato a gestirli. Le autorità maldiviane hanno aperto un’indagine ufficiale, ma non hanno ancora rilasciato una versione ufficiale delle circostanze che hanno portato alla morte dei cinque italiani. Un elemento controverso emerge già: secondo fonti locali, i sub non avrebbero avuto i permessi necessari per immergersi a quella profondità.

Il nodo legale: Albatros, la barca maldiviana e le responsabilità

A Malè è arrivata anche Orietta Stella, avvocata e subacquea esperta definita dalla stampa come “uno dei pochi esperti in Italia con le competenze tecniche necessarie per seguire questo tipo di sinistri”. Stella rappresenta Albatros Top Boat, il tour operator verbanese che ha venduto il pacchetto per la crociera. La sua posizione è chiara: “L’Albatros ha un contratto di affitto con una società maldiviana, la Island Cruiser Limited Company di Malé, che è la proprietaria e armatrice della barca. È quella società la datrice di lavoro di tutto il personale di bordo, incluso l’istruttore capobarca Gianluca Benedetti”. L’avvocata ha aggiunto che Albatros ha già fornito al team finlandese dei booster — apparecchiature per ricaricare le bombole, difficili da reperire alle Maldive — per supportare le operazioni di recupero. Il quadro legale è dunque complesso: due società, due Paesi, un incidente che ha già ucciso sei persone.

La grotta di Alimathà: bella e letale

Le grotte di Alimathà sono tra le mete più ricercate dai sub tecnici di tutto il mondo. L’atollo di Vaavu, nell’Oceano Indiano, è rinomato per la biodiversità marina e per i sistemi di cavità sottomarine che si aprono lungo le pareti dei reef a profondità variabili. Un’unica via d’accesso, la stessa che entra e la stessa che deve uscire: non ci sono uscite alternative, non ci sono punti di risalita di emergenza dentro la grotta. Chi entra sa che l’unica strada di ritorno è quella da cui è venuto. A 60 metri di profondità, nel terzo ambiente della cavità, si trovano probabilmente ancora quattro italiani. Lunedì mattina i finlandesi scenderanno a cercarli. La sicurezza in ambienti estremi, che si tratti di grotte sottomarine o di cantieri urbani complessi, richiede standard che non possono essere abbassati per nessuna ragione.

Cosa succede adesso: la missione di oggi

Il team finlandese ha completato ieri i briefing operativi con la Guardia Costiera maldiviana. La prima immersione è prevista per questa mattina. L’obiettivo dichiarato è raggiungere il terzo ambiente della grotta di Alimathà, a 60 metri di profondità, dove si ipotizza si trovino i quattro corpi. Le operazioni sono coordinate dalla società italiana Dan Europe, specializzata in sicurezza subacquea, che ha fornito al team sia l’expertise che le attrezzature necessarie. L’ambasciatore italiano a Colombo, responsabile per le Maldive, è a Malè e segue la situazione in stretto coordinamento con le autorità locali. L’Italia aspetta. Le famiglie dei quattro dispersi aspettano. Il mare, per ora, non ha ancora ceduto quello che custodisce. Nelle emergenze che mettono a rischio la vita umana, la catena di risposta — medica, tecnica, istituzionale — è ciò che fa la differenza tra una tragedia e una catastrofe ancora più grande.

Fonti: ANSA, AGI, Il Fatto Quotidiano, Leggo, Il Sole 24 Ore | Pubblicato: 18 maggio 2026 | Redazione PuntoCuneo

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