Alighiero usuraio: indicato in due pergamene mestiere del padre di Dante Alighieri

Alighiero usuraio: questo il mestiere “vergognoso” del padre del Sommo Poeta, che lo avrebbe punito, nella sua Divina Commedia, in quanto protagonista di maneggi di denaro

Non è dato sapere se il Sommo Poeta fiorentino, Dante Alighieri, fosse a conoscenza del mestiere del padre, un usuraio, un uomo che maneggiava denaro, un uomo astuto e probabilmente meritevole di finire nella sua Divina Commedia, nel terzo girone del settimo cerchio dell’Inferno.

Alighiero usuraioAlighiero di Bellincione, padre di Dante, di mestiere faceva proprio l’usuraio: è quanto emerge da due pergamene, documenti resi noti di recente da una nuova edizione del Codice Diplomatico Dantesco e che fanno riferimento appunto alle due pergamene finora rinchiuse nell’Archivio Diocesano di Lucca. Secondo i documenti, l’uomo, Alighiero di Bellincione, nel 1254 sarebbe stato davanti al podestà per un processo contro di lui in quanto, appunto, colpevole di maneggiare denaro in maniera continua, in quanto “piccolo e astuto usuraio”. Solo undici anni dopo il processo, sarebbe nato il Sommo Poeta, ma è del tutto plausibile che Dante non fosse a conoscenza del mestiere del padre.

Se le pergamene attestano la verità – ovvero che l’uomo facesse parte di un bacino importante di “aiuti economici”, vere e proprie speculazioni finanziarie – è possibile che Dante, se avesse conosciuto questa verità, avrebbe, con molta probabilità, menzionato il padre nel girone dell’Inferno dedicato ai bestemmiatori e sodomiti.

 

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